Osservatorio di Diritto Penale · – 23 Luglio 2026
Con la sentenza n. 143 del 2026, resa nel giudizio di legittimità costituzionale promosso dalla Corte d’appello di Roma, la Corte costituzionale ha escluso che il Ministro della giustizia disponga di un potere discrezionale di filtro sulle richieste di cooperazione provenienti dalla Corte penale internazionale: ricevuta la domanda, egli deve trasmetterla senza indugio al Procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma, titolare dell’iniziativa giurisdizionale prevista dalla legge di adattamento allo Statuto di Roma.
La pronuncia ridisegna i confini tra indirizzo politico e obblighi di cooperazione internazionale, comprimendo lo spazio di valutazione governativa sulle richieste della CPI. Per la difesa e per gli enti esposti a procedimenti a proiezione sovranazionale, ne deriva una maggiore prevedibilità dei canali di consegna e cooperazione: le decisioni sull’esecuzione tornano in sede giurisdizionale, con garanzie di legalità e di controllo che conviene presidiare sin dalle prime fasi.
Nota di sintesi a cura dello Studio Legale Petrali, elaborata su fonti giuridiche specializzate (Giurisprudenza Penale Web, ISSN 2499-846X). Il testo non riproduce il contributo originale e non costituisce consulenza legale.